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日志


6月12日

Soldier Song

 
"Finalmente ho trovato, ho trovato l'alba mia,
guardando verso il cielo azzuro d'Albania.
Azzurro d'Albania"
 
E bruciano al mercato, bruciano gli ori,
bruciano i tappeti e le spezie e i tesori.
Le spezie e i tesori.
 
E bruciano gli ardori, bruciano d'amore
gli amanti, bruciano dentro al vagone.
Dentro al vagone.
 
Salvami ti prego, oh salvami ti prego, fammi tornare indietro.
-No, indietro non si può più!-
Dalla conquista di nuove terre, ti prego salvami da queste guerre
che non se ne può più!
-No, indietro non si può più!-
 
Corrono le ruote, ruggiscono i binari
come ruggisce il leone, il re dentro al safari.
Dentro al safari.
 
E corrono le nuvole, nel cielo la in alto,
corrono come i ladri dopo avere fatto il colpo.
Il grosso colpo.
 
E guardo fuori al treno che va veloce lontano,
guardo verso il cielo, il mar Mediterraneo.
Il Mediterraneo.
 
Salvami ti prego, oh salvami ti prego, fammi tornare indietro.
-No, indietro non si può più!-
Dalla conquista di nuove terre, ti prego salvami da queste guerre
che non se ne può più!
-No, indietro non si può più!-
 
La guerra è vicina, le guerra è sempre più vicina,
com'è vicina la notte e lontana la mattina.
E' lontana la mattina.
  
Finalmente ho trovato, ho trovato la mia pace,
guardando il cielo rosso, rosso di brace.
Rosso di brace.
 
Ho sentito il tuo nome, la lontano dove,
vengono stelle strane, s'odon cose nuove.
Strane cose nuove.
 
Salvami ti prego, oh salvami ti prego, fammi tornare indietro.
-No, indietro non si può più!-
Dalla conquista di nuove terre, ti prego salvami da queste guerre
che non se ne può più!
-No, indietro non si può più!-
 
Eri tu o l'illusione, ti prego dimmelo mia cara,
che vedo gia dentro il vagone apparire mia la bara.
La mia nera bara.
 
Eri tu, io t'ho sentita, al largo di un cavallone,
eri tu, sono sicuro, era il tuo santo nome.
Il tuo santo nome.
 
La guerra è vicina, si sente già l'odore,
bruciano le polveri e di già si muore.
Di già si muore.
 
Salvami ti prego, oh salvami ti prego, fammi tornare indietro.
-No, indietro non si può più!-
Dalla conquista di nuove terre, ti prego salvami da queste guerre
che non se ne può più!
-No, indietro non si può più!-
 
Bruciano gli scoppi dei fucili, bruciano le pistole,
bruciano i pioppi nei cortili, bruciano le viole.
Le tue belle viole.
 
Bruciano le terre, sotto i binari verso la città,
siamo noi gli ammanettati portatori di libertà?
Dov'è la libertà?
 
La notte ormai è scesa, è scesa sulla testa mia,
scesa sull'Italia, sul mare nero dell'Albania.
Nero d'Albania.
 
Salvami ti prego, oh salvami ti prego, fammi tornare indietro.
-No, indietro non si può più!-
Dalla conquista di nuove terre, ti prego salvami da queste guerre
che non se ne può più!
-No, indietro non si può più!-
 
La guerra è cominciata per voi, per noi, per tutti,
son cominciati i lutti, i lutti, i lutti... i lutti.
I lutti neri e maledetti.
 
Tu amore non spaventarti, che io ritornerò,
ritornerò a guardarti, da lassù io ci sarò.
Si, io ci sarò.
 
E tu amore ancora mi vedrai nel cielo sopra la ferrovia,
e tu amore ancora mi vedrai nel cielo d'Albania.
Nel cielo d'Albania.
 
Ti sei salvata amore, dimmi che ti sei salvata, parlami d'amore
-Io sono qui accanto a te!-
Oh cielo proteggila, proteggila dalle bombe che da te ancor cadono.
-Ora no, non cadon più!-
-Ora qui, ora c'è la pace, ora qui, il mare è blu!-
 
6月10日

Gli uccelli

 
Fuori è grigio e se guardi il cielo,
non li vedi più gli uccelli, in volo.
Ma senza colori e dalle rarefatte piume
li vedi camminare, coperti di bitume.
 
Fra quelli che passeggiano stanchi sui pontili
e gli altri che non cantano più armonie infantili,
spaesati ed imbelli fra le mura delle case
fra tutti quegli orpelli nelle vie, nelle strade.
Neanche il verde dei prati narra più le fiabe
ed il mondo più non le ascolta, mentre piano cade.
E mentre piano scivola, lentamente verso il male,
anche il mare più non sente il vento tornare.
 
Guarda il paesaggio che sembra cadere,
non senti il presagio di nuvole nere? 
Corrono veloci verso nuove bianche vette,
gridano feroci, alte grida di vendette.
 
Gli uccelli si nascondono ma non trovano più i nidi,
dagli scoppi dei fucili ora fuggono impauriti.
Gli uccelli si nascondono dentro caverne buie,
dentro finestre e trappole, dentro merli e guglie.
La pioggia che li bagna e che gli rallenta il volo,
non è pioggia venuta cielo, non è venuta dal cielo.
La pioggia ch'era vita, ora è pioggia esplosiva,
ora è pioggia di bombe, di industrie, corrosiva.
 
E se guardi fuori, l'orizzonte,
vedrai bene, nitide già le tombe
delle stelle marine, delle stelle del cielo,
degli aironi, dei gabbiani e dell'albatros nero.
 
Delle aquile che volano sopra i contadini curvi,
dei falchi e delle colombe, dei pettirossi e dei corvi,
del cormorano, del condor e del colibrì, dell'ibis dell'egitto
 e dell'uomo del porto che osserverà quel cielo maledetto.
Vedrai le tombe, senza sepolcri, di vittime innocenti,
vedrai resti piume e penne fra i brandelli di venti. 
Vedrai le tombe, vedrai i fiumi e i mari colmi fino all'orlo
delle vittime del cemento, dell'acciaio e del petrolio.
 
Però, so che si alzerà rosso il sole,
tornerà il sereno e gli uccelli in volo
di nuovo, torneranno per rallegrare
le giorante sparse di noia con le fanfare.
 
Ci saranno nuovi mondi, ci saranno nuovi posti,
torneremo a vedere il mare e verdi folti boschi,
tornerà a passo svelto l'allegria, la gioia delle feste,
e nascosto fra l'incerto bianco del cielo, il celeste,
gli uccelli canteranno fra i rami ancora un volta,
canterann il loro grido, il loro grido di rivolta.
Canteranno contro il disprezzo, contro lo sfruttamento,
contro la guerra, l'odio, il sangue ed il cemento.
 
6月7日

Canzone per un amico (In morte di J.P.)

 
C ventidue:
correva la macchina verso casa,
correva la macchina fra le strade buie.
Chissà cosa pensavi, chissà cosa.
chissà cosa cercavi di cosi distante,
chissà cos'ha fatto la strada ombrosa
in quell'istante.
 
Perchè certe volte
si piange e si ricorda una vita umana
e benchè sconosciuta quasi, il cordolio è forte
e l'aria è quasi tetra e quasi non s'inala,
non si sa, non si capisce. Ma è questa la morte?
Non si sa, cio che ci si prepara,
quale sia la sorte.
 
Non ti conoscevo,
ma capivo dagli sguardi alla finestra
capivo, si capivo che nel mio profondo, io avevo
conosciuto te più che altro per inerzia.
E per inerzia quella mattina il mio pensiero
era rivolto verso te come per quelli
che ti sapevano davvero.
 
Io non ti conoscevo,
ma colmavo i miei vuoti di memoria
con gli altri occhi che piangevano, che piangevano.
E' strano come il corso della storia
finisca contro un albero, finisca cosi presto,
e noi non possiamo, non possiamo 
sapere il resto.
 
Mi dicono non vale
andarsene cosi presto, senza salutare,
andrsene per sempre senza poter tornare, non vale
correre una vita e correndo morire.
Non vale che te ne sia andato così!
Ora salutaci da li, facci ancora un pò ridere,
salutaci da lì.
 
 Salutaci da lì,
come hai fatto sempre per quelli che sai,
da lassù raccontaci le storie che qui
nessuno ha sentito mai, no mai,
dicci, ora dicci amico mio
dicci un pò come si sta al fianco
di Dio.
 
6月4日

Nuove stanze

 
Fra Bologna e gli esami di maturità,
fra le strade ed i rottami,
fra amori vecchi e nuovi e odori di città,
ora passo le giornate, coricato
a pensare a come sarebbe stato.
Ora passo le giornate alla finestra,
a pensare: non ai fiori, non alla festa.
 
Fra i pensieri e i dubbi nella testa,
fra le notti passate insonni,
lei che da anni nel cuore mi è rimasta,
cerco nuove stanze e gl'occhi degli angeli
che per me neanche avrebbero spiccioli.
Cerco nuove stanze, nuovi posti di ricovero,
nuovi letti in cui cercare la mia cura o l'asilo politico
 
Fra i libri di Majakovskij e di Marx,
fra le zanzare, i boschi,
le tazze sporche da lavare poi il suono di un sax,
i suoi piedi scalzi, le sue gambe, sogno adesso
mentre so che sarà un altro, non quello, il mio ingresso.
I suoi piedi scalzi, i suoi capelli biondi, sogno quell'aria
da studentessa acuta, poi la tuta che mi ha fatto venir voglia.
 
Non avrò il coraggio di chiamarla,
tanto meno di dirle quant'è bella.
Forse passerà un altro tram di qua,
che prenderò o forse no, chissà.
E non avrò il coraggio di offrirle fiori,
o magari offrirle di andare a cena fuori,
io non passerò di li e nemmeno in via Petroni.
 
Fra illusioni e speranze, io rimango
da solo, dentro nuove stanze,
che saranno il nuovo crogiuolo di un pianto,
per me, mentre passa il tempo e corte
le giornate mostrano pian piano la sorte.
Passa il tempo e passano veloci le occasioni,
passano i punk e gli industriali, i cattivi ed i buoni.
 
Fra pizzerie, osterie e cortili, sotto i portici,
fra gli acuti e sottili sguardi ostili
che passano tra cani e padroni, tra gl'edifici:
li sarà deposto il mio momento di gloria,
sugli scalini di piazza Maggiore e la sua storia.
Sarà deposto li, o forse in mezzo al verde urbano,
o forse dentro le coperte bianche di un bianco richiamo. 
 
Fra Bologna e gli esami di maturità,
fra le mura e i divani,
consueti percorsi e diverse mete, irraggiungibili realtà,
fra i corsi da seguire e quelli sudati di già,
cerco nuove stanze dentro cui dormire fino a metà,
i suoi libri, i suoi studi, i suoi piedi scalzi, le sue gambe,
i suoi occhi, i capelli biondi, il solo sfuggire al buio che incombe.
 
Non avrò il coraggio di chiamarla,
tanto meno di dirle quant'è bella.
Forse passerà un altro tram di qua,
che prenderò o forse no, chissà.
E non avrò il coraggio di offrirle fiori,
o magari offrirle di andare a cena fuori,
io non passerò di li e nemmeno in via Petroni.