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8月26日 ..Quando tutto fu finito.....Deliri di un passante delle 4.33 ...
"La NotteBianca è bianca perchè ci sta
fin quando sorge il sole..." 8月23日 Tre passi avanti - BandabardòTre passi avanti… uno indietro per umiltà, ognuno ha i suoi santi, le sue bandiere di libertà, io seguo Che Guevara,
mi fido dell'aria e del colore! Tre passi avanti, uno indietro che male non fa. Amo la piazza, amo la sua densità, di ogni razza, di cultura, di società. Mi piace mescolanza, fratellanza in quantità, il lato nascosto dell'America... Io seguo Che Guevara Tre passi avanti, uno indietro per umiltà, le mani sui fianchi, in processione con l'umanità...
al passo di danza, oltre i limiti della realtà, gridando "terra!" ad ogni gesto di carità.
Odio la guerra senza anestesia, un'operazione di democratica ipocrisia, ognuno ha la sua definizione di libertà: il lato violento dell'America Io seguo Che Guevara... Libero nell'aria... 8月21日 ..S..u..d..
Scusate voi che avete i mezzi.. che siete superiori.. 8月10日 Vorrei...Quando morirò, non mi importa dove andrò, se all'inferno o in paradiso,
in qualche posto maledetto,
vorrei solo poter vedere cantare
Fabrizio in concerto... 8月6日 "La domenica delle salme", Fabrizio De Andrè
"La domenica delle salme", come detto, è senza dubbio l'apice dell'espressione politica nei testi di De André. In qualche modo fa un omaggio alla lotta dei comunisti che, di fatto, vede come gli unici ad agire contro l'oppressione, ma soprattutto è un attacco al rompete le righe, all'abbandono di ogni prospettiva di cambiamento che i dirigenti della sinistra impongono al mondo. Ovviamente non mancano gli attestati al terrorismo ma è anche la canzone della droga e di Milano come epicentro di una lotta che non c'è più (e De André dimostra che l'arte può davvero vedere nel futuro parlando della Baggina da dove, di lì a poco, sarebbe cominciata Tangentopoli).
In "Novecento" i segni di questa pace terrificante sono già all'opera, con il progresso che lascia indietro quattro quinti dell'umanità (questo motore che ci porta avanti quasi tutti maschi femmine e cantanti), con un bronzo di Versace che stupra in corsa e così via, ma la Nemesi è in agguato e i frutti di questo sviluppo, i figli belli e audaci si ribellano ai loro creatori e si lasciano morire (annegato come un coniglio), solo per ferire l'orgoglio del loro creatore. In realtà questi supratori in corsa sono almeno altrettanto stuprati loro stessi. Ma veniamo senz'altro alla "Domenica delle salme". Che ha già nel titolo il segno della sconfitta (domenica è il giorno del signore, cioè dei padroni, e insieme vi si festeggiano i sacramenti, qui in particolare il funerale, essendo la domenica delle salme).
Tentò la fuga in tram verso le sei del mattino dalla bottiglia di orzata dove galleggia Milano non fu difficile seguirlo il poeta della Baggina la sua anima accesa mandava luce di lampadina gli incendiarono il letto sulla strada di Trento riuscì a salvarsi dalla sua barba un pettirosso da combattimento. Chi si contrappone a questa modernità sembra rappresentare una corrente morte e sepolta (poeta della Baggina). Ad ogni modo è chiaro di chi stiamo parlando: delle BR (la strada di Trento). Ma più in generale il comunismo (la barba) riesce a salvare piccole forze (un pettirosso) per le lotte future (pur sempre da combattimento). E questa è anche una citazione diretta di Loredana Berté. I polacchi non morirono subito E inginocchiati agli ultimi semafori rifacevano il trucco alle troie di regime E qui veniamo subito al dunque. Si narra qui del crollo dello stalinismo con tutte le conseguenze grandi e piccole. Dagli immigrati ai semafori ai voltagabbana (le troie di regime) che mantengono il mestiere cambiando padrone. Lanciate verso il mare I trafficanti di saponette Mettevano pancia verso est Chi si convertiva nel novanta Ne era dispensato nel novantuno La scimmia del quarto Reich Ballava la polka sopra il muro E mentre si arrampicava Le abbiamo visto tutti il culo Qui di nuovo il tema centrale è l'aggressione del capitalismo trionfante alle popolazioni dell'est, con la conversione forzata che non è solo quella religiosa ma anche quella del marco della DDR. Il quarto Reich vuole i suoi servi (simbolizzati dai polacchi), i quali devono pure essere contenti di essere stati liberati (ballano sulle macerie del muro), ma sono stati spogliati di tutto. La piramide di Cheope volle essere ricostruita in quel giorno di festa Masso per masso Schiavo per schiavo Comunista per comunista. Il trionfo del capitalismo è qui espresso dal simbolo massimo del potere schiavile: la piramide costruita appunto pezzo a pezzo dagli schiavi o dai comunisti, ormai definitivamente aggiogati al carro trionfante del mercato. La domenica delle salme non si udirono fucilate Il gas esilarante presidiava le strade La vittoria del capitalismo non ha bisogno di violenza, basta l'esaltazione quasi folle della vittoria medesima, non servono le armi da fuoco, al massimo per le strade si lanciano gas. Ma sono gas esilaranti in senso metaforico, è la droga del mercato che atterrisce ogni velleità di resistenza, non i lacrimogeni La domenica delle salme si portò via tutti i pensieri E le regine del "tua culpa" affollarono i parrucchieri Per consolidare il trionfo occorre innanzitutto che i nuovi schiavi smettano di pensare. Ma per maggior sicurezza le troie di regime sono pronte a entrare in scena più imbellettate che mai (vanno dal parrucchiere) per dare la colpa di tutto a chi prova a resistere. L'idea del "tua culpa", che ribalta la struttura originale è davvero magistrale. Nell'assolata galera patria il secondo secondino disse a Baffo di sego che era il primo - si può fare domani sul far del mattino - e furono inviati messi fanti cavalli cani ed un somaro ad annunciare l'amputazione di una gamba di Renato Curcio il carbonaro E qui l'attacco al PCI-PDS si fa frontale. Il secondo secondino è ovviamente D'Alema e per lui la burocrazia del PCI che propone al capo (Occhetto: Baffo di Sego, il "primo") di capitolare magari quando nessuno vede (sul far del mattino) e manda ambasciate a chi di dovere (che gente…fanti, cavalli cani ed un somaro). Ovviamente la capitolazione richiede di tagliare i ponti col passato, qui rappresentato dalla combattività delle BR. Addirittura, De André nobilita il terrorismo paragonando le sofferenze patite dai brigatisti in carcere al noto episodio risorgimentale delle "Mie prigioni" di Silvio Pellico. Il ministro dei temporali in un tripudio di tromboni auspicava democrazia con la tovaglia sulle mani e le mani sui coglioni Ma la situazione non è per questo stabile. Non per nulla occorre un ministro per i temporali, il quale pur in mezzo alla gran cassa della propaganda (il tripudio di tromboni) sa bene che la "democrazia" non ha poi così tanta presa, tant'è che se la augura con il più classico dei gesti scaramantici Voglio vivere in una città dove all'ora dell'aperitivo non ci siano spargimenti di sangue o di detersivo La vittoria del capitalismo rende invisibile la violenza, ma non crea un sistema meno disumano. Diviene normale la disumanità; così come se nulla fosse (all'ora dell'aperitivo) ci può scappare il morto ma anche in senso metaforico (lo spargimento di detersivo che rappresenta lo spreco del capitalismo) A tarda sera io e il mio illustre cugino De Andrade eravamo gli ultimi cittadini liberi di questa famosa città civile perché avevamo un cannone nel cortile Questa famosa città civile ha imprigionato tutti. Per essere liberi occorre ricorrere alla violenza (un cannone) o alla fuga (il cannone nel senso della droga). E questo vale qui e in ogni luogo (il mio cugino De Andrade come idea di un paese latinoamericano) La domenica delle salme nessuno si fece male Tutti a seguire il feretro del defunto ideale Ecco qui, usciti con le mani in alto i nemici, ai quali è al più lasciato di seguire le proprie idee e speranze come fossero un funerale, non serve ricorrere alla forza, si sono arresi senza combattere. La domenica delle salme si sentiva cantare - quant è bella giovinezza non vogliamo più invecchiare L'approdo di ogni ideologia vittoriosa: così c'è stata storia ma ormai non ce n'è più (Marx), detto parodiando il motto rinascimentale di Lorenzo de' Medici Gli ultimi viandanti si ritirarono nelle catacombe accesero la televisione e ci guardarono cantare Per una mezz'oretta poi ci mandarono a cagare Qualcuno pronto a combattere c'è ancora. Ma per ora è costretto a nascondersi. Di fronte a questi personaggi il cantautore fa una figura ben misera: li rappresenta così poco che da essi è ben poco sopportato Voi che avete cantato sui trampoli e in ginocchio coi pianoforti a tracolla vestiti da Pinocchio Voi che avete cantato per i longobardi e per i centralisti per l'Amazzonia e per la pecunia nei palastilisti e dai padri Maristi Voi avevate voci potenti lingue allenate a battere il tamburo Voi avevate voci potenti adatte per il vaffanculo Ma c'è dell'altro e qui De André dà veramente il meglio di sé. Si tratta di opportunisti, che vanno dove tira il vento, sempre pronti a genuflettersi (in ginocchio), a usare la pubblicità di una causa giusta (l'Amazzonia) per farci la pecunia (ma non è una scusa, è proprio la inevitabile doppiezza di chi lavora nel campo della musica commerciale). Eppure De André gli riconosce delle doti: voi potevate ribellarvi, gli dice Fabrizio, ma vi siete piegati e la conseguenza è la pace terrificante. La domenica delle salme gli addetti alla nostalgia accompagnarono tra i flauti il cadavere di Utopia La domenica delle salme fu una domenica come tante Il giorno dopo c'erano i segni di una pace terrificante Un mondo diverso è impossibile, il luogo altro (u-topia) è morto.
Il capitalismo ha trionfato col terrore, un terrore invisibile, "pacifico", ma la sua pace atterrisce. Mentre il cuore d'Italia Da Palermo ad Aosta Si gonfiava in un coro "di vibrante protesta". La canzone, la denuncia della vittoria schiacciante del mercato sulla vita si chiude con una seppur vaga speranza. Se il cervello è angosciato dal dramma del rovescio, il cuore almeno resiste e protesta. Il canto diviene parlato, perché questa fiaccola sotto il moggio sia vista al suo meglio.
Ci fate schifo e per ora ce ne stiamo nelle catacombe in attesa della riscossa, ma torneremo.
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